La Sardegna chiude i primi otto mesi del 2026 con presenze in aumento del 4,6%. Segnali forti dalla costa, a partire da Baunei. Mancano però i dati comune per comune, e la crescita resta concentrata sul mare e in estate.
OGLIASTRA – La Sardegna cresce. L’Ogliastra, probabilmente, anche. Ma un bilancio vero della stagione 2026 ancora non c’è.
I numeri regionali sono stati presentati il 15 ottobre alla fiera del turismo di Rimini: nei primi otto mesi dell’anno le presenze sono salite del 4,58%, con 13,83 milioni di pernottamenti e oltre 3,32 milioni di arrivi. Cresce anche la spesa dei visitatori, vicina al +10% secondo le rilevazioni sulle transazioni Mastercard.
Un dato positivo. Che però non dice quanto di quella spesa sia finito nelle casse delle imprese ogliastrine.
È questa la domanda che conta. E al momento non ha risposta: non esiste un consuntivo pubblico aggiornato su arrivi e presenze nei singoli comuni del territorio.
Baunei, il tutto esaurito da governare
I segnali più chiari arrivano da Baunei. Già a inizio luglio il sindaco Stefano Monni riferiva che Cala Goloritzè era sold out, con il tetto di 250 ingressi al giorno, mentre gli accessi via mare lungo il resto della costa avevano superato quota 100mila.
Dati parziali, relativi alla prima parte della stagione. Sufficienti però a confermare la forza attrattiva del litorale.
E a porre un problema. Più visitatori significano più pressione su spiagge, accessi e servizi. Senza regole, la crescita rischia di consumare proprio la risorsa che la genera.
Tortolì-Arbatax, numeri e lavoro
Tortolì-Arbatax resta uno dei principali poli ricettivi del territorio. Qui il dibattito si è spostato: non conta più solo quanti turisti arrivano, ma quanto lavoro stabile e quanta ricchezza diffusa producono.
Lo ha ricordato nelle scorse settimane anche la CISL territoriale: la crescita del settore deve portare condizioni di lavoro migliori e una stagione meno schiacciata sull’estate.
Il nodo riguarda tutta l’Ogliastra. Alberghi, campeggi, ristoranti e negozi lavorano su una domanda fortemente stagionale. E flussi in aumento chiedono servizi e infrastrutture all’altezza.
Una crescita che non è uguale per tutti
Il 26 ottobre la Fondazione Eni Enrico Mattei ha pubblicato uno studio sulla pressione turistica in Sardegna: l’aumento delle presenze si concentra in pochi comuni costieri e nei mesi estivi.
Vale anche per l’Ogliastra. Il successo delle località balneari non è il successo dei paesi dell’interno.
Talana, Seui, Ulassai, Jerzu e gli altri centri montani hanno risorse culturali, ambientali ed enogastronomiche capaci di distribuire meglio i flussi. Senza una strategia territoriale condivisa, però, la crescita continuerà a fermarsi sulla costa. E l’entroterra resterà a guardare.
Il bilancio che manca
Il mercato turistico sardo tiene. Alcune destinazioni ogliastrine continuano a registrare una domanda molto alta.
Ma per parlare di stagione record servono risposte precise. Quante presenze nei singoli comuni? Quanto è cresciuta la componente straniera? Come sono andati davvero i fatturati? Quanti lavoratori sono stati assunti, e per quanti mesi?
Senza questi dati, ogni trionfalismo è prematuro.
L’Ogliastra attrae, e ormai lo fa con continuità. La sfida è un’altra: trasformare quella domanda in un’economia che regga imprese, occupazione e servizi tutto l’anno.
Perché una stagione non si misura dalle spiagge piene di agosto. Si misura da quello che resta quando l’ultimo turista è ripartito.
La Redazione

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