Accordo tra le Asl di Nuoro e Ogliastra per la preparazione di 2.400 terapie oncologiche all’anno. I farmaci saranno trasportati a Lanusei, evitando ai pazienti di spostarsi. Una soluzione importante che riapre il dibattito sul futuro della sanità nei territori periferici.

LANUSEI – Quando si combatte contro un tumore, anche un viaggio può diventare un ostacolo. Chilometri da percorrere, strade difficili, ore sottratte al riposo e alla famiglia. Per chi vive in Ogliastra, la distanza dai principali centri sanitari della Sardegna rappresenta spesso un problema che si aggiunge alla malattia.

La nuova collaborazione tra le Asl di Nuoro e Ogliastra nasce proprio dall’esigenza di avvicinare le cure ai pazienti, attraverso un modello organizzativo che punta a superare almeno una parte delle difficoltà legate all’isolamento geografico.

Dal 22 ottobre è operativo un accordo che prevede la preparazione di circa 2.400 terapie antitumorali all’anno presso l’Unità Farmaci Antitumorali dell’ospedale San Francesco di Nuoro.

I medicinali, preparati individualmente secondo le prescrizioni degli oncologi ogliastrini, vengono successivamente trasportati a Lanusei, dove i pazienti possono continuare a ricevere le terapie senza doversi trasferire nel capoluogo barbaricino.

Un principio semplice: devono essere i farmaci a raggiungere i malati, non il contrario.

Come funziona il nuovo sistema

Il percorso è articolato in diverse fasi. Gli oncologi dell’Ogliastra prescrivono le terapie, i farmacisti ospedalieri effettuano le verifiche previste e il laboratorio specializzato di Nuoro provvede all’allestimento dei medicinali in condizioni di sterilità e sicurezza.

Le preparazioni vengono quindi trasferite in Ogliastra attraverso procedure dedicate e controllate.

La centralizzazione delle preparazioni consente di utilizzare strutture altamente specializzate, garantendo standard di sicurezza uniformi e un controllo puntuale dei medicinali.

Per i pazienti oncologici seguiti a Lanusei, secondo quanto comunicato dalle aziende sanitarie, il luogo di somministrazione delle cure rimane invariato.

Si tratta indubbiamente di un risultato importante, soprattutto in una realtà territoriale nella quale la mobilità sanitaria rappresenta una delle questioni più delicate.

Il problema non può essere soltanto logistico

Ma proprio questa collaborazione solleva una riflessione più ampia.

La sanità nei territori periferici può essere garantita attraverso la condivisione delle strutture e delle competenze. Tuttavia, la centralizzazione dei servizi deve rafforzare gli ospedali più piccoli, non trasformarsi progressivamente in una riduzione della loro autonomia operativa.

La distinzione è fondamentale.

Un conto è utilizzare un laboratorio altamente specializzato per preparare medicinali che saranno somministrati vicino alla residenza dei pazienti. Un altro sarebbe considerare questo modello sufficiente a risolvere tutte le criticità dell’assistenza oncologica ogliastrina.

La qualità delle cure dipende infatti anche dalla disponibilità degli specialisti, dalla continuità dei controlli, dall’accesso tempestivo agli esami diagnostici e dalla capacità di accompagnare il paziente durante tutte le fasi della malattia.

Su questi aspetti sarà necessario misurare concretamente i risultati della nuova organizzazione.

La sanità dei piccoli territori non deve diventare una concessione

L’Ogliastra conosce bene il peso delle distanze.

Per chi vive nei comuni dell’interno, raggiungere un ospedale può significare affrontare lunghi percorsi su strade montane. Quando poi la destinazione diventa Nuoro, Cagliari o Sassari, la difficoltà può aumentare ulteriormente.

Il diritto alla salute, però, non dovrebbe dipendere dal codice di avviamento postale.

Garantire servizi sanitari di qualità nei territori a bassa densità abitativa comporta inevitabilmente costi organizzativi differenti rispetto alle grandi città. Ma l’efficienza economica non può essere l’unico parametro con il quale misurare il funzionamento della sanità pubblica.

Per questo la collaborazione tra Nuoro e Lanusei deve essere considerata un punto di partenza, non un traguardo definitivo.

Una verifica sui risultati

L’accordo rappresenta una soluzione organizzativa che merita attenzione, ma la sua efficacia dovrà essere verificata nel tempo.

Sarà importante conoscere i tempi effettivi tra prescrizione e somministrazione delle terapie, l’affidabilità dei trasporti, la gestione delle eventuali urgenze e il livello di soddisfazione dei pazienti.

Occorrerà inoltre comprendere se il nuovo modello permetterà di potenziare il servizio oncologico dell’ospedale Nostra Signora della Mercede o se si limiterà a razionalizzare una parte delle attività farmaceutiche.

Sono domande legittime, alle quali le istituzioni sanitarie potranno rispondere attraverso dati verificabili.

Perché il successo della sanità non si misura soltanto nel numero delle preparazioni effettuate, ma soprattutto nella qualità dell’assistenza realmente garantita alle persone.

La vera conquista non sarà aver fatto viaggiare 2.400 terapie da Nuoro a Lanusei. Sarà riuscire a garantire che nessun cittadino ogliastrino debba sentirsi lontano dal proprio diritto alla salute.

La Redazione

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