Nuove attività in crescita, giovani che investono nell’agricoltura e occupazione in aumento. Il territorio dimostra vitalità economica, mentre rimangono aperti i problemi delle infrastrutture e dei servizi.
C’è un’Ogliastra che non aspetta. Che non si limita a denunciare l’isolamento, la mancanza di infrastrutture e le occasioni perdute. È quella di chi apre un’impresa, investe, assume personale e decide di scommettere sul proprio territorio.
I dati diffusi il 30 ottobre dall’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Nuoro raccontano una realtà sorprendente.
Nei primi nove mesi del 2026, le nuove imprese iscritte nella circoscrizione camerale che comprende Nuorese e Ogliastra sono state 1.051, con una crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una percentuale più che doppia rispetto alla media della Sardegna, ferma al 3,6%, e largamente superiore a quella nazionale, pari all’1,8%.
Nel solo terzo trimestre sono nate 227 attività, mentre le cancellazioni sono state 184. Il saldo è positivo per 43 imprese, a fronte di un bilancio regionale negativo per 362 unità.
Ma il dato più interessante riguarda i giovani.
Tra gennaio e settembre le nuove imprese agricole guidate da under 35 nella circoscrizione nuorese sono state 90, quasi la metà delle 191 registrate nell’intera Sardegna. Una crescita del 95,7% rispetto al 2025.
Numeri che meritano attenzione, soprattutto in territori come l’Ogliastra, dove lo spopolamento viene spesso raccontato come un destino inevitabile.
Naturalmente bisogna evitare facili entusiasmi. I dati riguardano l’intera circoscrizione camerale di Nuoro e non consentono, da soli, di stabilire quante nuove aziende siano nate specificamente in Ogliastra.
Ma proprio questa distinzione apre una questione interessante: quanto contribuiscono Tortolì, Lanusei, Jerzu, Barisardo e gli altri comuni ogliastrini a questa crescita?
E soprattutto, quali condizioni trovano le imprese che scelgono di investire?
Il sistema economico presenta ancora evidenti fragilità. I servizi avanzati alle imprese rappresentano appena il 6,5% delle attività, contro l’11,1% regionale e oltre il 17% nazionale. Una debolezza che riguarda consulenza, professionalità specialistiche, innovazione e digitalizzazione.
In altre parole, cresce la voglia di fare impresa, ma non altrettanto la struttura dei servizi necessaria per accompagnarla.
E qui entra in gioco la responsabilità della politica.
Non basta inaugurare convegni sull’imprenditoria giovanile. Occorre garantire collegamenti efficienti, formazione qualificata, accesso alle tecnologie e condizioni favorevoli agli investimenti.
Per anni abbiamo raccontato un’Ogliastra che perde abitanti, opportunità e speranze. I numeri più recenti suggeriscono che esiste anche una storia diversa.
Quella di un territorio che prova a costruire il proprio futuro.
La domanda, adesso, non è soltanto quanto siano capaci gli imprenditori. È se le istituzioni siano altrettanto capaci di accompagnarli.
La redazione

e poi devi scegliere l'opzione