La ASL Ogliastra avvia una procedura per acquisire collaborazioni libero-professionali destinate all’Ospedale di Comunità e alla Medicina interna. Una scelta legittima che rilancia il tema della programmazione del personale.

La sanità ogliastrina continua a cercare professionisti. E lo fa anche attraverso il ricorso a incarichi esterni.

Il 29 ottobre la ASL Ogliastra ha pubblicato una procedura comparativa per il conferimento di incarichi di collaborazione libero-professionale a medici specialisti in Geriatria, destinati all’Ospedale di Comunità e alla Medicina interna.

Il termine per presentare le candidature è stato fissato al 31 ottobre.

Un provvedimento amministrativo che, letto isolatamente, potrebbe sembrare ordinaria gestione del personale sanitario. Ma che assume un significato più ampio se inserito nella situazione della sanità territoriale.

L’Ogliastra è una delle aree nelle quali l’organizzazione dei servizi sanitari deve confrontarsi quotidianamente con la dispersione geografica della popolazione, i collegamenti difficili e le esigenze di una comunità che comprende anche molti cittadini anziani.

La presenza di specialisti in Geriatria è particolarmente importante in un sistema sanitario chiamato ad assistere pazienti con patologie croniche e bisogni complessi.

Il ricorso a collaborazioni professionali esterne può essere uno strumento utile per garantire prestazioni e coprire necessità operative. Ma non dovrebbe sostituire una strategia stabile di reclutamento e organizzazione del personale.

Ed è questo il punto politico.

Quanti medici specialisti servono realmente all’Ogliastra? Quanti sono attualmente in servizio? Quali posti risultano vacanti? Quanti incarichi temporanei vengono utilizzati per garantire l’attività ordinaria?

Sono informazioni che consentirebbero ai cittadini di valutare la situazione senza affidarsi soltanto agli annunci o alle polemiche.

Il problema non riguarda esclusivamente le strutture ospedaliere. Riguarda il rapporto tra ospedale, medicina territoriale, assistenza domiciliare e servizi di prossimità.

Un paziente anziano residente in un centro dell’interno non dovrebbe misurare l’efficienza del sistema sanitario sulla distanza da percorrere o sulla capacità della propria famiglia di organizzare il trasporto.

La ASL sta adottando atti per reperire professionisti. Questo è un fatto.

Quello che ancora merita una risposta pubblica è se tali provvedimenti rientrino in un programma capace di garantire continuità nel tempo.

Perché la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto dalla sua capacità di affrontare le emergenze di personale, ma soprattutto da quella di evitarle.

La redazione

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