Tra gli scritti moderni e gli articoli di giornale si parla ancora troppo poco del canto a tenore e de is mutetus, due importanti espressioni della nostra cultura sarda.
Il canto a tenore è riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dal 2005, polifonia maschile a quattro voci che nasce dalla cultura pastorale della Barbagia. Le sue sonorità, profonde e arcaiche, imitano suoni naturali e accompagnano feste, riti e momenti comunitari. I testi sono poesie antiche o contemporanee su temi di attualità, come l’emigrazione, la disoccupazione e la politica. In questo senso, i canti possono essere considerati espressioni culturali sia tradizionali che contemporanee.
https://ich.unesco.org/en/RL/canto-a-tenore-sardinian-pastoral-songs-00165
Is mutetus, poesia improvvisata, è diffusa soprattutto nel Campidano, la forma di espressione più alta consiste in sa cantada, una gara poetica pubblica alla quale partecipano quattro poeti, detti cantadoris.
https://ich.unesco.org/en/RL/canto-a-tenore-sardinian-pastoral-songs-00165
Is mutetus, poesia improvvisata, è diffusa soprattutto nel Campidano, la forma di espressione più alta consiste in sa cantada, una gara poetica pubblica alla quale partecipano quattro poeti, detti cantadoris.
Durante sa cantada i poeti utilizzano diverse forme metriche, tutte riconducibili alla famiglia de is mutetus.Spesso è costruita sotto forma di “duello” poetico, una vera a propria arte orale che richiede prontezza, spirito e grande capacità di sintesi, prevede infatti ripetizioni, intrecci di versi e inversioni dell’ordine in cui le parole dello stesso verso vengono esposte. https://www.dom-osc.com/poesia-campidanese/
Oggi entrambe le forme stanno vivendo una rinascita grazie a scuole, associazioni e festival che coinvolgono giovani interpreti.
In eventi come Autunno in Barbagia o la Sagra del Redentore a Nuoro, è possibile ascoltare il canto a tenore sul palco e, tra il pubblico, assistere a improvvisazioni di mutetus, segno di una tradizione che non solo resiste, ma si rinnova.“Il canto a tenore e i mutetti non si imparano, si vivono”, si dice da queste parti.



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